Lunedì 2 novembre 2026 MENO PAIA E PREZZI PIÙ BASSI: LA MAPPA DELL'IMPORT EUROPEO

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MENO PAIA E PREZZI PIÙ BASSI: LA MAPPA DELL'IMPORT EUROPEO

Nel 2025 il Vietnam è diventato per la prima volta il primo fornitore di calzature della Francia, mentre la Cina ha venduto all'Unione Europea scarpe per quasi 9 miliardi di euro. Seguire da dove arrivano le paia che l'Europa compra è il modo più diretto per capire chi fissa prezzi, tempi e rischi per un mercato che assorbe metà del valore delle calzature importate nel mondo.


Il 14 aprile 2026 l'Alliance France Cuir, che riunisce la filiera francese del cuoio, pubblica i conti del commercio estero dell'anno precedente. Una riga cambia la classifica. Nel 2025 il primo fornitore di calzature della Francia, per valore, è il Vietnam: davanti all'Italia e davanti alla Cina. Non era mai successo. Philippe Gilbert, che dirige l'osservatorio economico dell'associazione, spiega: «La stabilità delle importazioni conferma che si è avviata una fase di normalizzazione dopo la fortissima crescita post-Covid. Parallelamente, il Vietnam si impone come la prima fabbrica del mondo, sostenuto da accordi commerciali che ne rafforzano il ruolo sulle catene del valore internazionali».


UN CONTINENTE CHE CALZA PIÙ DI QUANTO PRODUCE

Il caso francese conta perché l'Europa è il primo cliente del mondo. Secondo il World Footwear Yearbook 2026 di APICCAPS, nel 2025 l'Europa ha fabbricato il 2,1% delle paia prodotte nel mondo e di quelle paia ne ha consumate il 13,6%. La differenza arriva da fuori. Il continente assorbe il 35,3% delle paia importate nel pianeta e il 52,4% del loro valore, al prezzo medio più alto: 18,73 dollari al paio.

Per questo l’import non è solo una voce della bilancia commerciale. Se l’Europa fabbrica poco più di un paio su sette fra quelli che consuma, il prezzo di quelle scarpe diventa il metro con cui buyer e consumatori misurano il mercato. Un paio importato in Germania nel primo semestre 2026 è costato in media 16,72 euro alla frontiera. Chi produce in Europa vende sullo stesso scaffale e deve giustificare la distanza da quella cifra: con i materiali, la qualità, i tempi di consegna più brevi, il servizio, il nome. Non tutti si confrontano con lo stesso listino. Una calzatura di lusso non compete con una sneaker asiatica da 16 euro, ma una scarpa di fascia media europea sì, ogni stagione. Quando il prezzo dell’import scende, come sta accadendo nel 2026, quella distanza si allarga, e diventa più difficile da spiegare a chi compra.


CINA E VIETNAM, 16 MILIARDI IN DUE

I dati Eurostat aggiornati al 16 ottobre 2026 fissano i due pesi massimi. Nel 2025 l'Unione Europea ha importato dalla Cina calzature e loro parti per 8,98 miliardi di euro, il 6,1% in più del 2024. Dal Vietnam ne sono arrivate per 7,06 miliardi. Al chilo, la merce cinese vale in media 13,1 euro, quella vietnamita 23,5: quasi il doppio.

Il 2025 è stato l'anno dell'accumulo. In Germania sono entrate 737,5 milioni di paia, il 10,5% in più, secondo l'associazione di categoria HDS/L. In Italia 376,8 milioni, 32,6 milioni più del 2024, con il Far East in crescita del 33,6%. Il Centro Studi di Confindustria Accessori Moda lo attribuisce a operazioni commerciali e a nuovi centri logistici, non ai consumi.


Dati chiave

8,98 miliardi di euro: import UE di calzature e parti dalla Cina (2025, Eurostat)

7,06 miliardi di euro: import UE dal Vietnam (2025, Eurostat)

52,4%: quota europea del valore mondiale importato (2025, APICCAPS)

-3,2%: prezzo medio al paio importato in Germania (primo semestre 2026, HDS/L)


NEL 2026 ENTRANO MENO PAIA, E COSTANO MENO

Dopo l’anno dell’accumulo, il 2026 va nella direzione opposta. Nel primo semestre la Germania, primo importatore europeo, ha fatto entrare 366 milioni di paia, il 6,8% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. In Spagna, fra gennaio e luglio, le paia importate sono calate del 4,7%, secondo la federazione FICE. In Francia il primo semestre si è chiuso con un -7% in valore.

Il dato che conta, però, non è quante scarpe entrano ma quanto costano. In Germania il valore dell’import è sceso del 9,8%, più delle quantità. Vuol dire che ogni paio, in media, è arrivato alla frontiera a un prezzo più basso: 16,72 euro, il 3,2% in meno di un anno prima. In Spagna il prezzo medio è sceso a 12,69 euro al paio, il 3,3% in meno.

Le spiegazioni sono due, e convivono. La prima riguarda il tipo di scarpe. In Germania le paia con tomaia in pelle importate nel semestre sono calate del 16,5%, quelle con tomaia in tessuto solo dell’1,4%. Se entrano meno scarpe in pelle, che costano di più, la media scende anche senza che nessun fornitore abbia ritoccato il listino.

La seconda riguarda i prezzi veri e propri. Dalla primavera 2025 Bruxelles sorveglia gli arrivi per intercettare le merci che, frenate dai dazi americani, avrebbero potuto riversarsi sul mercato europeo. Nel giugno 2026, presentando il nuovo barometro delle importazioni, la Commissione europea ha cambiato bersaglio: «Dalla primavera 2025 il quadro commerciale è cambiato, perché i dazi si sono ridotti e con loro l’incentivo a deviare i flussi. Allo stesso tempo, la principale preoccupazione dell’industria europea si è spostata dagli effetti della diversione all’aumento delle importazioni spinto dalle sovraccapacità industriali». Detto in modo semplice: il problema non è più la merce dirottata dagli Stati Uniti, ma quella prodotta in eccesso, soprattutto in Asia, e venduta in Europa a prezzi più bassi. Nel comparto di tessile, abbigliamento e cuoio il barometro conta 116 codici doganali su 902 con importazioni in aumento e prezzi in calo: è il secondo settore dopo i macchinari.

Intanto si muove anche la mappa dei fornitori. In Germania la Cina resta al 42,4% delle paia importate, ma il Vietnam perde il 13% e l’Indonesia il 7,1%, mentre crescono Myanmar (+7,9%) e India (+12,8%).

Consideriamo, infine, le regole, che spingono in due direzioni. Da una parte colpiscono il canale più economico, quello delle piattaforme online che spediscono direttamente al consumatore: dal 1° luglio 2026 i pacchi sotto i 150 euro pagano un dazio di 3 euro per categoria di articolo, e a novembre è atteso un contributo di gestione di 2 euro. Dall’altra aprono nuove strade a chi produce. Oggi una scarpa che entra nell’Unione da un Paese senza accordi può pagare fino al 17% di dazio. L’accordo con l’India, concluso il 27 gennaio 2026, prevede l’azzeramento immediato dei dazi europei sulle calzature indiane, secondo Nuova Delhi, con entrata in vigore attesa nel 2027. L’intesa con l’Indonesia punta allo stesso anno. Per chi compra, è una differenza che pesa sul costo di ogni paio.

In Francia il sorpasso del Vietnam è già nei conti del 2025. Nel resto d’Europa la riga da guardare è un’altra. Il prezzo al paio.


Tutti questi movimenti si erano già visti a Riva del Garda. Alla 105ª edizione di Expo Riva Schuh e Gardabags, nel giugno 2026, il Vietnam ha esposto per la prima volta, insieme a Tunisia e Sudafrica, e tra i visitatori era presente una delegazione vietnamita. 

Gli espositori venivano da 44 Paesi: Cina 34,5%, Italia 17%, Turchia 10,6%, India 9,4%, lo stesso Paese che nei dati tedeschi del 2026 cresce più degli altri fornitori asiatici. A gennaio 2027 vedremo se la mappa dei padiglioni continuerà a seguire quella delle dogane e se le manifestazioni saranno ancora il miglior termometro per valutare i mutamenti di mercato.