Enrico Cietta definisce il futuro scenario come Affinity Globalisation: una globalizzazione che non si struttura più soltanto sul costo del lavoro o sull’efficienza produttiva, ma su un insieme articolato di fattori di affinità.
La globalizzazione non si è fermata. Sta cambiando forma.
È da questa premessa che prende avvio l’analisi di Enrico Cietta, economista e Presidente del Comitato Scientifico di Expo Riva Schuh e Gardabags, che anticipa i temi nel suo intervento di apertura della manifestazione.
UNA DIVERSA GLOBALIZZAZIONE
Negli ultimi vent’anni, l’industria mondiale delle calzature e delle borse ha operato secondo uno schema apparentemente stabile: da un lato l’Occidente, caratterizzato da distribuzione e consumo; dall’altro il SudEst del mondo, specializzato nella produzione. Un modello di Globalizzazione che tra il 2000 e il 2020 ha raggiunto il suo massimo sviluppo, dando l’impressione di essere definitivo.
Gli eventi più recenti – dalla pandemia alle tensioni geopolitiche – hanno però dimostrato che quella lettura non è più sufficiente. Non siamo di fronte alla fine della globalizzazione, ma all’emergere di un nuovo paradigma. Un modello più complesso, basato su un numero crescente di variabili e su equilibri meno lineari.
Cietta definisce questo nuovo scenario Affinity Globalisation: una globalizzazione che non si struttura più soltanto sul costo del lavoro o sull’efficienza produttiva, ma su un insieme articolato di fattori di affinità. La geografia resta importante, ma si affianca a elementi geopolitici, culturali, tecnologici, industriali e, soprattutto, a una differente gestione del rischio (la pandemia ha reso tutti più accorti).
La pandemia ha rappresentato uno spartiacque. Ha mostrato con chiarezza quanto sia fragile una filiera concentrata in un unico Paese e quanto sia strategico diversificare. Da qui nasce una riorganizzazione delle catene del valore che può apparire come una regionalizzazione, ma che in realtà va oltre il concetto puramente geografico. Le “regioni” dell’Affinity Globalisation sono sistemi di relazioni, non semplici confini di prossimità su una mappa.
IL RUOLO DELLA CINA
In questo contesto che segue un nuovo tratteggio, un assunto viene messo in discussione: l’idea che la Cina rimanga indefinitamente dominante nella produzione manifatturiera legata alla moda. I dati mostrano una sua progressiva perdita di quote, sia in termini di produzione sia di esportazione. Dal 2017 a oggi, la Cina ha perso circa tre punti percentuali di quota di produzione mondiale (calata al 54,3%) e oltre cinque punti percentuali nell’export in volume, scendendo al 62% del totale. Un rimbalzo temporaneo nel periodo post-pandemico non ha invertito il trend di fondo.
Il processo risulta ancor più chiaro se si analizzano i recenti dati delle dogane. L’export di calzature dalla Cina verso gli USA è calato di quasi 19 punti percentuali in quantità e quasi 25 in valore nel 2025 rispetto all’anno precedente. Per la pelletteria: -12% in quantità; -22% in valore.
Per contro, risulta sensibilmente in crescita l’export cinese verso altri Paesi: Vietnam, Cambogia, Indonesia, Bangladesh.
Questa dinamica indica una diffusione crescente della produzione calzaturiera e di pelletteria globale. Sempre più Paesi entrano a far parte delle filiere, aumentando la complessità del sistema. Un processo che non implica frammentazione, bensì ridondanza lungo la catena di fornitura.
È un processo misurabile anche attraverso l’indice di dispersione della produzione mondiale (3.195 nel 2024 dell’indice HHI1 rispetto al 3.314 nel 2018), che segnala proprio una partecipazione più ampia e meno concentrata.
COME CAMBIANO LE AREE DI INFLUENZA E I CONSUMI
Accanto al tema della produzione, emerge quello delle aree di influenza. Storicamente, il sistema è stato caratterizzato da una netta separazione tra Paesi produttori ed esportatori e Paesi consumatori e importatori. Oggi questa distinzione tende a sfumare. Le sfere di influenza non coincidono più rigidamente con singoli Stati, ma si articolano in aggregati più ampi, all’interno dei quali i ruoli di produzione e consumo iniziano a sovrapporsi.
Un segnale chiaro arriva dall’analisi della competitività cinese. Dal 2017 si registra una perdita netta di circa 783 milioni di paia in termini di export e 766 milioni di paia in termini di produzione. Fino al 2022, la Cina era riuscita a compensare la riduzione delle esportazioni attraverso il consumo interno. Dal 2023-2024, questa compensazione non avviene più: produzione ed export calano in modo allineato.
Un passaggio che segnala una trasformazione profonda del mercato interno cinese, sempre meno orientato al puro consumo di sostituzione e sempre più interessato a prodotti a maggiore valore aggiunto. Un’evoluzione che riguarda il tipo di calzatura richiesta, ma anche il ruolo del marchio, del design e dei contenuti immateriali di un prodotto.
Il tema del consumo diventa centrale se letto in relazione alla popolazione. I dati sul consumo pro-capite mostrano come i mercati ad alta densità demografica presentino livelli di consumo individuale significativamente più bassi. In Europa si consumano in media circa 5 paia di scarpe per abitante, in Nord America 5,9. In Asia orientale il dato scende a 2,7, e in Asia centrale a 2,0. Fa eccezione il Medio Oriente, con 4,1 paia pro capite.
Questa distribuzione rivela l’esistenza di due mercati distinti: da un lato quello del prodotto di sostituzione, dall’altro quello del prodotto “creativo ibrido”, in cui la calzatura non risponde solo a una funzione pratica ma incorpora valore simbolico, estetico e culturale. È prevedibile che, nel tempo, entrambe le tipologie di consumo convivano all’interno delle stesse aree di influenza, superando le contrapposizioni tradizionali tra Nord e SudEst del mondo.
CENTRALITÀ DI EXPO RIVA SCHUH E GARDABAGS
In questo scenario complesso, Expo Riva Schuh e Gardabags si collocano come piattaforma di lavoro coerente con il nuovo modello di business che si va prefigurando.
Secondo Cietta, esistono due ragioni concrete di positività. La prima è la natura relazionale della manifestazione: non è raro che espositori facciano business tra loro o che visitatori ed espositori si scambino di ruolo. Un segnale di un ecosistema in cui contano le connessioni più che la divisione rigida tra clienti e fornitori.
La seconda è l’assenza di un'unica bandiera. Expo Riva Schuh e Gardabags accolgono sistemi produttivi e mercati diversi con pari dignità, riflettendo la pluralità del settore globale. In un contesto instabile, questa neutralità diventa un elemento di stabilità.
Nello scenario di crescente complessità, non può mancare una sfida. Una fiera internazionale, oggi, deve offrire servizi sempre più personalizzati, costruendo format differenziati per pubblici diversi. Un processo già avviato, anche attraverso la chiara distinzione tra Expo Riva Schuh e Gardabags, che proseguirà nei prossimi anni.
La metafora finale proposta da Cietta guarda allo sport: non è possibile che un solo paese esprima campioni per decenni, verrà naturalmente soppiantato da altre Nazioni, ma è possibile costruire il palcoscenico su cui tutti i campioni devono passare ed affermarsi. I tornei del Grande Slam nel tennis, per esempio.
È questa l’ambizione di una manifestazione come quella di Riva del Garda: essere il punto di riferimento stabile in un mercato in continuo mutamento, la porta di accesso globale per chi vuole restare competitivo nel mondo delle calzature e delle borse.
NOTE:
1. L’indice HHI misura la concentrazione dei mercati: a un minor valore corrisponde una minore concentrazione.


