Montag, 16. November 2026 FACCIAMO IL PUNTO SULLA SOSTENIBILITÀ

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SHOES BAGS SUSTAINABILITY
FACCIAMO IL PUNTO SULLA SOSTENIBILITÀ

Nel 2026 quattro norme europee sono entrate nella stessa scatola da scarpe: imballaggi, claim ambientali, PFAS e invenduto. Per chi lavora sul volume la sostenibilità è diventata un fascicolo: è sulla scrivania dell'importatore, ma lo compila il fornitore.


La scatola è di cartone. Dentro c'è un paio di sneaker avvolto nella carta velina e un sacchetto di riempitivo. Nel 2026, questo oggetto è stato interessato da quattro norme diverse.

Dal 12 agosto chi mette la scatola sugli scaffali di un negozio europeo deve poter dimostrare che l'imballaggio è conforme, con una dichiarazione e un fascicolo tecnico. Dal 27 settembre sul coperchio non si può più scrivere «eco» o «sostenibile» senza una prova verificabile. Se la tomaia ha un trattamento idrorepellente a base di PFAS, in Francia quel paio non si può vendere: il divieto vale per i prodotti fabbricati dal 1° gennaio 2026. E se il paio resta invenduto, dal 19 luglio una grande impresa non lo può più distruggere.

Messe in fila, queste date lanciano un messaggio preciso. Nel 2026 la sostenibilità ha smesso di essere una scelta di comunicazione ed è diventata un obbligo documentale: ogni norma ha una scadenza, un responsabile e delle carte da conservare. La responsabilità legale è di chi importa, ma i dati deve fornirli chi produce, spesso in Asia. Per chi lavora sul volume, poi, il costo più pesante da sostenere non sarà il contributo per il riciclo, che si misura in centesimi al paio. Sarà la burocrazia di doversi registrare e rendicontare in ogni Paese in cui si vende. Non tutto, però, sta accelerando. La pelle è uscita dal regolamento sulla deforestazione, il passaporto digitale per le calzature non ha ancora una data precisa per l'entrata in vigore, e le prossime scadenze cadono fra il 2027 e il 2028.


L'IMPORTATORE RISPONDE, IL FORNITORE DOCUMENTA

Quasi tutte queste norme individuano lo stesso responsabile: chi immette per primo il prodotto sul mercato europeo. Nel commercio di volume è l'importatore, il marchio, la catena che compra private label e, sempre più spesso, il marketplace. È questo soggetto che risponde alle autorità e che paga le eventuali sanzioni.

Il produttore in Cina, in Vietnam o in India non ha obblighi diretti verso l'Unione europea. Ma il suo cliente europeo, per essere in regola, ha bisogno dei suoi dati: dichiarazioni sulle sostanze chimiche, composizione dei materiali, origine della pelle, prove a sostegno di ogni claim ambientale. Per questo l'obbligo arriva al fornitore attraverso il contratto di acquisto, non attraverso la legge. Chi non sa fornire questi documenti rischia di perdere il cliente.

Le dimensioni dell'impresa contano solo in parte. La direttiva Omnibus, pubblicata nel febbraio 2026, ha limitato l'obbligo di rendicontazione di sostenibilità (CSRD) alle imprese con più di 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato: gran parte degli operatori del volume ne è fuori. Le norme su imballaggi, claim ambientali e sostanze chimiche, invece, valgono per tutti, senza soglie di dimensione.


DUE TERZI DELLE IMPORTAZIONI ARRIVANO DA CINA E VIETNAM

Per capire a chi verranno chiesti questi documenti basta guardare da dove arrivano le scarpe. Nel 2025, fra le importazioni dell'Unione europea da Paesi extra-UE di calzature, la Cina pesava il 41,5% (11,4 miliardi di euro) e il Vietnam il 25% (6,9 miliardi): insieme il 66,5%. Seguivano Indonesia (6,2%) e India (4,1%). I dati vengono dalle schede paese della DG Commercio della Commissione, elaborate su Eurostat (dato calcolato sul valore e non sul numero di paia).


INVENDUTO: DAL 19 LUGLIO NON SI DISTRUGGE PIÙ

Secondo una stima della Commissione europea diffusa nel febbraio 2026, ogni anno in Europa fra il 4 e il 9% dei tessili invenduti viene distrutto senza essere mai stato indossato. Il regolamento Ecodesign vieta di distruggere abbigliamento, accessori e calzature invenduti. Il divieto vale dal 19 luglio 2026 per le grandi imprese e dal 2030 per le medie. Le micro e piccole imprese sono escluse.

Le deroghe sono dieci, fissate da un atto della Commissione del febbraio 2026, e riguardano per esempio i prodotti danneggiati o non sicuri. Chi distrugge in deroga deve documentarlo e conservare le carte per cinque anni. Le grandi imprese, inoltre, devono già dichiarare ogni anno quanti prodotti invenduti scartano e perché: dal febbraio 2027 lo faranno con un modello unico europeo.

Per chi lavora sul volume la conseguenza è diretta. Un ordine sovradimensionato non si chiude più al macero: il fine serie va rivenduto, donato o avviato al riciclo, e ognuna di queste strade ha un costo. L'errore di previsione costa più di prima. 


RICICLO OBBLIGATORIO: POCHI CENTESIMI AL PAIO, UN SISTEMA PER OGNI PAESE

La direttiva UE 2025/1892 estende alle calzature la responsabilità estesa del produttore (EPR): chi vende paga un contributo per finanziare raccolta e riciclo di ciò che mette sul mercato. Gli Stati membri devono recepirla entro il 17 giugno 2027 e attivare i sistemi nazionali entro il 17 aprile 2028; le microimprese hanno tempo fino all'aprile 2029. Il «produttore» è chi vende per primo il prodotto in ciascun Paese, compreso chi vende online da fuori UE.

Quanto costa? La Francia applica l'EPR alle calzature da anni ed è il riferimento più consolidato. Nel 2026 il contributo di Refashion va da 0,06 a 0,21 euro al paio, a seconda delle caratteristiche del prodotto. Per un importatore che vende in Francia 100.000 paia l'anno, significa fra 6.000 e 21.000 euro.

La cifra è contenuta. Il problema è la moltiplicazione. Ogni Paese avrà il suo sistema, le sue regole e le sue scadenze. Chi distribuisce in quattro mercati europei dovrà registrarsi quattro volte e presentare quattro dichiarazioni periodiche. Per un'impresa di volume con margini stretti, il costo amministrativo potrebbe superare il contributo? In Italia il decreto attuativo è ancora in bozza presso il ministero dell'Ambiente.


COSA SI È ALLONTANATO: LA PELLE ESCE DALL'EUDR, IL PASSAPORTO DIGITALE SLITTA

Non tutte le scadenze si sono avvicinate. Due, in particolare, si sono allontanate o sono state ridimensionate.

La pelle bovina è fuori dal regolamento sulla deforestazione (EUDR). Il regolamento si applicherà dal 30 dicembre 2026 e chiede a chi importa certe materie prime di provare che non vengono da terreni disboscati, con la geolocalizzazione dei luoghi di produzione. Per la pelle avrebbe significato risalire fino all'allevamento (operazione non facile, per non dire impossibile). La Commissione l'ha esclusa con un atto delegato del 13 luglio 2026. Secondo UNIC, il 15 settembre il periodo di esame di Parlamento e Consiglio si è chiuso senza obiezioni. Quando l'esclusione era ancora una proposta, il 4 maggio 2026, Manuel Rios, presidente della confederazione europea dei conciatori COTANCE, l'aveva commentata così: «Oggi la Commissione europea ha salvato oltre 30.000 posti di lavoro nelle concerie europee e ha inviato un segnale chiaro al mondo: l'industria della pelle non è un problema da eliminare con le norme — è una soluzione su cui investire».

Il passaporto digitale del prodotto non ha ancora una data per le calzature. Nell'ottobre 2025 lo si dava in arrivo per moda e calzature fra il 2027 e il 2028. Il piano di lavoro della Commissione, per le calzature, prevede oggi soltanto uno studio da completare entro la fine del 2027. Realisticamente, gli obblighi non arriveranno prima del 2030.

Anche la direttiva sui green claim, che doveva regolare la certificazione delle dichiarazioni ambientali, è ferma dal giugno 2025. Per la comunicazione ambientale vale quindi la direttiva 2024/825, recepita in Italia con il decreto legislativo 30 del 2026: niente claim generici, niente marchi di sostenibilità non certificati.


COSA ARRIVA: LAVORO FORZATO, CONTROLLI SUI MARKETPLACE, PFAS

Dal 14 dicembre 2027 si applicherà il regolamento europeo sul lavoro forzato. Vale per tutti gli operatori, a prescindere dalle dimensioni. Se un'autorità accerta che in un prodotto c'è lavoro forzato, in qualsiasi fase della filiera, può vietarne la vendita e ordinarne il ritiro. Per chi compra in Asia significa conoscere non solo il fornitore diretto, ma anche chi produce i materiali, dal cotone alla pelle, agli accessori.

I marketplace sono sotto osservazione. Dal 1° luglio 2026 i pacchi spediti da fuori UE direttamente al consumatore, fino a 150 euro, pagano un dazio fisso di 3 euro per voce tariffaria. Prima erano esenti. Intanto la confederazione europea della calzatura CEC ha acquistato e testato 76 paia su Shein, Temu e AliExpress: secondo lo studio, pubblicato il 13 ottobre 2026, 27 paia (il 36%) non rispettano almeno un requisito chimico europeo. Il campione è piccolo, ma la richiesta della CEC è esplicita: controlli più efficaci sulle vendite online e sulle importazioni dirette.

Sui PFAS la partita europea è ancora aperta. In Francia il divieto c'è già. A livello UE è in valutazione una restrizione che coprirebbe l'intera famiglia di sostanze: il parere finale del comitato scientifico dell'ECHA è atteso entro la fine del 2026, poi toccherà alla Commissione proporre il testo


Dati chiave

66,5%: quota di Cina e Vietnam sulle importazioni UE da Paesi extra-UE di calzature e cappelleria, in valore (2025, DG Commercio su dati Eurostat)

4-9%: quota dei tessili invenduti distrutti ogni anno in Europa (stima della Commissione europea, febbraio 2026)

0,06-0,21 euro: contributo al paio per il riciclo delle calzature in Francia (Refashion, 2026)

27 su 76: paia acquistate su Shein, Temu e AliExpress che non rispettano almeno un requisito chimico (studio CEC, ottobre 2026)


LA SCATOLA RESTA LA STESSA, IL FASCICOLO SI ALLUNGA

Torniamo alla scatola di cartone. L'oggetto non è cambiato. È cambiato quello che deve accompagnarlo: una dichiarazione di conformità dell'imballaggio, i test sulle sostanze chimiche, una prova per ogni parola stampata sul coperchio e, presto, la registrazione per il riciclo in ogni Paese in cui viene venduta. Dal 2030 il pacco dell'e-commerce che la contiene non potrà essere vuoto per più di metà, e il riempitivo conta come vuoto.

Per il commercio di volume la domanda del 2027 non è più se adeguarsi, ma chi tiene il fascicolo: l'importatore, il fornitore o un servizio esterno. Chi saprà rispondere e saprà gestire bene quel corposo fascicolo, avrà un vantaggio sui concorrenti.


Tracciabilità dei materiali e passaporto digitale sono fra i temi ricorrenti delle startup dell'Innovation Village Retail organizzato da Expo Riva Schuh e Gardabags. Durante la ormai tradizionale Startup Competition vedremo quali risposte l'innovazione tecnologica prepara per le scadenze del 2027 e degli anni a venire. Le fiere tornano a Riva del Garda dal 16 al 19 gennaio 2027.